Il buio oltre la scienza

Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le possibili domande scientifiche hanno avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure toccati. Certo allora non resta più domanda alcuna; e appunto questa è la risposta.


– L. Wittgenstein, “Tractactus logico-philosophicus”

A me piace di più quando succede il contrario. Cioè, quando prima c’è una risposta e dopo viene la domanda. Credo che il dubbio, a volte, possa davvero essere la vera comprensione di qualcosa. C’è questa scuola, in Finlandia mi pare, che per controllare se i ragazzi hanno studiato fanno delle interrogazioni un po’ particolari. Non fanno le domande, ma chiedono di farle. Ed è una cosa bellissima se ci pensate. Ma non divaghiamo, sono qui a spiegare perché “Il buio oltre la scienza”. Credo che questo sarà un blog, per ora. Il titolo, non c’è bisogno che ve lo dica, si ispira alla traduzione italiana di un romanzo di Harper Lee (il titolo originale è “To kill a mockingbird” – Uccidere un “uccellino”). È molto bello, ve lo consiglio, parla di una storia di ingiustizia nei riguardi di un uomo falsamente accusato di stupro solo perché nero. È raccontata attraverso gli occhi di una bambina, Scout, figlia dell’avvocato Atticus a cui grava l’incarico di difendere il malcapitato. “Oltre la siepe” c’è il mistero, spaventoso, di un vicino di casa che nessuno conosce e che si teme essere pericoloso, per pregiudizio. Da qui il buio, che è sia dubbio che paura, che nasconde quello che si estende oltre il confine di ciò che si conosce.

A me piace la scienza, ho dedicato a lei tutti i miei studi. Però vacillo, mi capite? Credo che sia capitato anche a voi. Di vacillare, dico. La scienza offre un sacco di soluzioni e più salvezza di quella che siamo disposti ad ammettere. Difficile non volerle bene al giorno d’oggi, anche se sono sicuro che non gliene vogliamo abbastanza. Si può anche esagerare con il bene che si vuole alla scienza, però. Perché, in fondo, la scienza due problemini ce li ha. Il primo lo spiega benissimo Wittgenstein nelle righe che introducono questo articolo. Un po’ deprimente, lo so, ma come dargli torto? Noi uomini soffriamo di mal di vivere e di questo una cura la scienza non ce la può dare. Il Positivismo rassicura le menti di pochi ed è gente da cui forse è meglio stare alla larga. Poi c’è il problema del pericolo legato al progresso tecnologico. Il Novecento ci ha insegnato qualcosa. Boom. Ora le nostre grandi minacce, dicono i professori di etica, sono l’intelligenza artificiale e la terapia genica. Due cose bellissime, eppure. A me, in questo (per ora) blog mi piacerebbe parlare di scienza e ogni tanto metterci qualche quesito. Mi piacerebbe scrivere a proposito di alcune notizie, o altri temi che conosco, e trovare qualcuno con cui farsi delle domande. Discutere e provare a vedere se è possibile far luce su questo buio oltre la scienza. Ci sarà qualche speculazione filosofica, ma non c’è da avere paura. Una cosa è certa e voglio essere chiaro: qui non si fa divulgazione. Piuttosto che divulgare, qui divaghiamo. E se vi piace quello che c’è qui anche voi potete scrivere. Accetto di tutto, anche le storie; l’importante è che concludiate quello che avete da dire con una domanda.

La prima domanda che mi faccio è: se è qui che parto, dov’è che arrivo?

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